PAULA RAE GIBSON

A selfie to return to live

Poignant and meaningful photographic works the artist Paula Rae Gibson, which often turns into short films, accompanying the tune of songs composed by herself, in a stream of moving images that trace slowly memories and painful moments of his personal experience.

A journey of intimacy, a kind of photographic diary written day by day, following the sudden death of his partner. Located in selfie almost a shock therapy to pain that weighs. On photographs, often treated with chemicals in a darkroom, the author notes paste collage and thoughts, poetic fragments, feelings, moods ... fails to support the void that remains, looks for a way out of such suffering . It finds itself, often putting himself bare before the harsh reality, front of the lens making self-portraits.

"It was an excuse to get dressed, to undress, a demonstration that I was gone, buried with him."

                                                                                         (Fulvio Bernola)

Ferentino, 14 september 2015

Un selfie per tornare a vivere

Toccanti e significativi i lavori fotografici dell’artista Paula Rae Gibson, che trasforma spesso in cortometraggi, accompagnandoli sulle note di brani musicali da lei stessa composti, in un fluire di immagini in movimento che ripercorrono lentamente i ricordi e i momenti dolorosi della sua personale esperienza.

Un viaggio di intimità, una sorta di diario fotografico scritto giorno dopo giorno, in seguito all’improvvisa morte del compagno. Trova nel selfie quasi una terapia d’urto al dolore che pesa. Sulle fotografie, spesso trattate con prodotti chimici in camera oscura, l’autrice incolla collage e annota pensieri, frammenti poetici, sensazioni, stati d’animo… non riesce a sostenere il vuoto che le rimane, cerca una via d’uscita a tanto dolore. La trova in se stessa, mettendosi spesso a nudo davanti alla cruda realtà, davanti all'obiettivo facendosi autoscatti.

"Era una scusa per vestirmi, per svestirmi, una dimostrazione che non ero scomparsa, seppellita con lui”.

                                                                                         (Fulvio Bernola)

Ferentino, 14 settembre 2015 

Lovely rain

Photography Paula Rae Gibson from the album "maybe too nude"

Music Paula Rae Gibson and Martyn Barker

DARIO COLETTI

Dario Coletti nasce a Roma nel 1959 e diventa fotografo professionista alla fine degli anni Ottanta. Collabora stabilmente con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Dopo essersi dedicato alle tematiche del sociale, negli ultimi anni è approdato a una fotografia di più ampio respiro, approfondendo il rapporto con l'antropologia visiva e sperimentando altri linguaggi visivi come il film documentario. Alla professione affianca l’attività didattica ed è oggi coordinatore del Dip. di Fotogiornalismo dell’ISFCI a Roma. 

 

Il giardino delle pietre che cantano: ovvero storia di un dialogo con un gruppo di giovani

Il brano narrato dalla voce di Sara Armentano è tratto dal suo libro "Il fotografo e lo sciamano. Dialoghi da un metro all'infinito".