SCULTURE IN ACCIAIO

"Da qualche anno lavoro con lastre di acciaio. Gli strumenti che utilizzo sono il martello e la saldatrice. Modello e dò forma alla lastra con le mani. Ad opera quasi compiuta intervengo con carte-veline, usate per pulire matrici calcografiche o con carta di giornale usata per asciugare lo strato di colore della tela su cui lavoro, tecniche usate da Afro Basaldella e da Mimmo Rotella. Dalla pittura alla scultura il passaggio è stato naturale: dalle morbide forme di colore sulla tela sono passato alle forme materiche dell’acciaio. Ho scelto l’acciaio per la sua lucida superficie specchiante, dove ciò che si riflette sono le mie rabbie, le forme dei miei pensieri, i miei sogni. Le opera che presento sono un assemblaggio di  lastre di acciaio saldate. Su alcune parti ho martellato e creato volumi.

 

"Le opere di Massimo Giorgi trovano un proprio parallelo figurativo nelle tematiche del fulgore futurista, quando i volumi ellittici e le forme aerodinamiche costituivano il modus per interpretare il mito della velocità, dei processi industriali, della “macchina” e dell’entusiasmo sfrenato di quegli anni di scoperte tecnologiche. La materia diviene allora oggetto di esperimento metamorfico, attraverso il quale l’artista si emancipa dal “vecchio” e dalla statica condizione ottocentesca a favore del progresso e delle innovazioni, entità-tramite per il Modernismo nel processo di “ripensamento” della manualità.

La perizia tecnica dello scultore si mette dunque al servizio della propria vocazione plastica, facendosi linguaggio materico nella trasformazione dei volumi: in nichel, metallo, ferro e soprattutto in alluminio, ispirandosi alle superfici lucide e riflettenti delle carlinghe aeree che incominciano a solcare i cieli. Nuove forme - sempre più tese ed esasperate - vengono allora progettate come entità surreali, ricche di quel vorticismo che sta alla base del movimento che le ha ispirate, con gli inevitabili accenti chiaroscurali della cultura decadentista. In tal senso, la frammentazione dei volumi di Giorgi ricrea quegli effetti di singolare rilucenza del modellato, a sottolineare una tensione che diventa elemento totemico dalla verticalità sacrale, dove i registri a raso traducono il terrore della caducità della vita." 

                                                                             Massimo Rossi Ruben